Il mio nome è Nessuno
 


lunedì, 20 febbraio 2006
 
Lettere dall'inquisizione

Miei cari

ho sempre concesso il perdono senza mai domandarlo e così farò con voi. Non voglio con questo darvi conforto: non ho mai accettato le leggi di Dio e non ho intenzione di farlo... Conosco il dolore, qui dove vivo, e so dell'angoscia che queste mie righe vi recheranno nel cuore... ma questo è il mio credo... l'angelo è caduto e si è svegliato in un mondo che non ama, un mondo nel quale il disprezzo è così grande da non vederlo quasi... un mondo creato da un Dio che nega i suoi figli e insegna a negare... così come voi avete fatto con me. Non ho altri mondi da chiedere, questo va bene così... lo avete scelto con gli occhi velati dal sangue rappreso su un crocefisso anche per chi, come me, ha voluto vedere quell'uomo che ha dato la vita in cambio di quella del padre. Quì ho imparato altre cose, vivo in un modo diverso, nessuno mi impone di fare ciò che voi fate per chieder perdono delle mie colpe... vivo in modo degno la mia rassegnazione guardando i fiori appassire dalla finestra di questa cella che quì nessuno ha il permesso di vivere... soltanto i dannati...

Non so più il mio nome perchè l'ho scordato... non chiedo perdono perchè non ho colpe...  e mi ricordo infine di voi quando voglio ricordarmene.

Ricordi di Melmoth | febbraio 20, 2006 12:21 | commenti (10) | Categorie: lettere


mercoledì, 15 febbraio 2006
 

Nella casa dell'uomo che attende

Non mi hai lasciato che un graffio sul cuore...

Sopra un pianoforte a muro nero opaco c'è una cornice ovale d'argento... al suo interno un ritratto... è una donna sui vent'anni con un capello a larghe falde e un parasole rosso... non si vede il suo viso... a fare da sfondo alla scena, le vie di una città ma lui non ricorda quale... forse non sa nemmeno il suo nome... Un secolo di ricordi sono troppi anche per lasciare le tracce sulle ferite più profonde dell' anima... Eppure ti ho amata... quanto ti ho amata... pensa. L'uomo seduto al piano sfiora qualche tasto... le note più piccole e tristi si perdono negli angoli male illuminati della stanza.... le altre, più grandi e grevi, arrivano direttamente al suo cuore prendendone possesso... totalmente... Vorrei fermarne il battito per un istante... pensa chiudendo gli occhi. Ma il suo cuore continua a battere... non sa fermarsi a controllo ma sa battere all'unisono con le note che ora lo invadono... dolci...

Quando l'uomo riapre gli occhi il pianoforte è chiuso, muto... il suo cuore vuoto... Non mi hai lasciato che un graffio... pensa.

Ricordi di Melmoth | febbraio 15, 2006 17:19 | commenti (9) | Categorie: nella casa


lunedì, 13 febbraio 2006
 
Non ha più senso nessun tipo di amore per chi come me ha il veleno nel petto, per quelli che portano addosso la croce di poche speranze tradite...Ho fatto di me ciò che volevi, ho pensato di esserti così vicino da avere confuso il mio cuore col tuo, ho aperto le vene all' assenzio che stilla da ogni parola che dici ed infine le ho chiuse affinchè non potessi più farmi del male... E ne ho fatto a me stesso; perchè ora mi manca l'amaro sapore che col tuo veleno sapevi di dare, perchè poco per volta è svanito il suo effetto ed ora ho bisogno di averne di nuovo... e non mi basta sapermi capace di stare a guardarti senza fiatare, non è sufficiente aspettare la notte e gridare davanti a fantasmi passati, vorrei non restare nemmeno un minuto senza parlarti di quello che provo ma è troppo distante il confine del cuore ed io sono stanco per camminare, non ho più forze ti giuro... vorrei ma non posso... Ti chiedo soltanto di attendermi un poco, soltanto finchè questo vento non soffia più forte, un giorno soltanto... una lacrima ancora...
Ricordi di Melmoth | febbraio 13, 2006 08:09 | commenti (6) | Categorie: nessuno


giovedì, 09 febbraio 2006
 

Lettere dall'inquisizione

Amata mia,

se il pensiero di te fosse il mio unico pasto non avrei da patire la fame. Oggi ho passeggiato un'ora nel cortile; è bello quando mi permettono di farlo perchè per pochi istanti torno a rinascere uomo fra altri uomini.
Mi sono seduto sui gradini davanti al mare e ho seguito il volo di un gabbiano fino a vederlo sparire dietro i monti dietro i quali vivevi... lo hai visto anche tu? Fai bene a ridere, amore mio, ma le cose hanno il loro valore qui dove vivo, la bellezza ha un senso diverso da quello comune... il silenzio ad esempio... Questa notte non ho chiuso occhio; i lamenti ed i pianti erano così vicini da non poter sentire il proprio respiro... ho pensato al negozio di libri in fondo alla strada sterrata ricordi...? Ricordi il silenzio che c'era...? Ed il suono della mia voce la sera che mi portarono via... ricordi mia amata? Io non ricordo quel suono che qui non serve parlare... ho smesso di farlo da tempo, fa provare meno dolore. E pensare che c'erano giorni pieni di belle parole e grandi promesse e baci... ricordi i miei baci? Qualche volta li sogno quei baci e mi sveglio che ancora sorrido. E' il tempo che passa, mio amore, che invecchia le tue vesti e le mie mani... Amami ancora e pensami tuo fosse anche soltanto nei sogni, che non debba mai dire di averti perduta, di averti lasciata a sperare il ritorno di un uomo che vive una vita distante.

Ricordi di Melmoth | febbraio 09, 2006 07:31 | commenti (5) | Categorie: lettere


martedì, 07 febbraio 2006
 

Non ho mai creduto di essere un uomo, di essere forte, di essere umano, di esser diverso da quello che sono, di essere troppo distante dagli altri, di avere confini troppo distanti, di essere un Dio travestito da uomo, di avere il potere o saperlo usare, di avere un ruolo da rispettare o di dovermi giustificare solo perché ho conosciuto Morte e gli sono rimasto accanto ed ho ascoltato le sue parole,i suoi silenzi, il suo pianto.

Non ho mai creduto esistesse l’inferno, il dolore gratuito o l’amore eterno, quello che dura anche dopo la vita perché una vita dovrebbe bastare se si ha una sola persona da amare e non ho mai creduto a chi grida parole, a chi soffoca il pianto, a chi batte le mani anche senza motivo, a chi trova ragioni per essere vivo, a chi dice di avere solcato ogni mare soltanto perché ne ha sentito parlare.

Ho creduto in me stesso e questo mi basta, sospeso ai secondi del tempo che passa, ho creduto di essere un figlio di Dio, un Dio che non deve abbassare lo sguardo perché troppo in alto rispetto al mio viso, un Dio minimale a misura d’uomo al quale non devo dire perdono per tutte le cose che penso o che dico, per tutte le cose che sento o che vedo, per tutte le cose in cui credo.
Ricordi di Melmoth | febbraio 07, 2006 07:48 | commenti (4) | Categorie: nessuno


venerdì, 03 febbraio 2006
 

Nella casa dell'uomo che attende

 

C’è questo stanotte.

Una figura spezza l'oscurità della stanza, è distesa in terra girata su un fianco con il viso rivolto verso la parete, sembra. Il buio della stanza rende i contorni delle cose meno precisi; uno scrittoio... una lampada... una sedia rovesciata... oggetti informi disposti a caso... vestiti forse... La figura distesa respira a fatica ed il fiato gli raschia la gola ma sa che può solo restare girato su un fianco, con il viso appoggiato alle assi di legno del pavimento, sa che può chiudere gli occhi ed attendere che tutto abbia fine.

Sarà soltanto per pochi momenti... pensa, piccole piume nel peso del tempo...

Il mondo di fuori nemmeno respira. La neve attutisce i rumori e nessuno, li intorno, potrebbe anche solo pensare di farne in un'ora ormai troppo distante dal giorno ed ancora lontana dall'alba. Ma lui sa come parlare al silenzio, conosce le voci di mille pensieri, le sente da sempre e la gente per lui non ha piu alcun segreto... può entrare nei sogni di ogni persona soltanto chiudendo i suoi occhi se solo volesse e questo fa male, spezza il suo cuore, gli toglie il respiro.


Nudo qui a terra non sono che il corpo dei vostri pensieri, non sono che l'ombra di vite vissute... e morire sarebbe un dolore più lieve al confronto...

 

Ricordi di Melmoth | febbraio 03, 2006 17:55 | commenti (2) | Categorie: nella casa


giovedì, 02 febbraio 2006
 

Stanotte ho sognato mia madre... era bella e vestita di rose e rideva... forse aveva vent'anni. Stava in piedi appoggiata ad un muro di pietra e parlava di cose segrete con un giovane alto dall'accento straniero, vestito di nuovo e dai modi gentili. Rideva, mia madre, e guardava le pietre ai suoi piedi, sembrava distratta; ma sapevo che la timidezza fa chiudere gli occhi alla gente più pura, e la distrazione non sempre è la figlia di noia ma spesso è soltanto il modo confuso che abbiamo di porre difese di carta a persone che sanno afferare anima e vita e portarle a passeggio su viali deserti...

Ed infatti mia madre gli tese la mano, quella piu abile, quella che ha usato una vita a cucire, quella che ha scritto per prima il mio nome, la mano che ho amato per tutta la vita, quella che ha offerto al suo amante straniero...

Volevo fermarla ma ero distante, parlare magari o ascoltarla parlare, dirle che il porto non era distante, che una nave sarebbe arrivata, e che avrebbe portato mio padre anch'egli straniero ma dai modi più rudi, dal volto segnato dal sole cocente e le mani straziate dal troppo lavoro... ma ero distante e mia madre spariva a bracetto di un altro ridendo felice... come quando aveva vent'anni...

Ricordi di Melmoth | febbraio 02, 2006 07:23 | commenti (5) | Categorie: nessuno


martedì, 31 gennaio 2006
 
E così è nato il mio Blog... potrebbe sembrare la fine di una storia e non l'inizio ma poco male... daltronde inizio e fine sono soltanto punti nello spazio e se si considera lo spazio come una cosa circolare l'inizio e la fine potrebbero addirittura corrispondere. Non voglio fare buoni propositi in riferimento a questo mio quaderno di bordo... molto probabilmente mi stuferò di aggiornarlo prima della fine del mese, non amo molto fermarmi nello stesso posto.... lascio piuttosto che la mia testa giri i mondi che deve girare... potrei quasi dire di avere un cervello nomade anche se i piedi sono (Perfortuna-Purtroppo) ben piantati a terra. Diciamola così: io sono un albero e i miei pensieri sono foglie che volano via al primo vento d'autunno e se ne vanno per il mondo fino a che si perdono e sui miei rami se ne formano altre e così via.... per sempre....

Se si potesse vivere per sempre...

Di me non dirò nulla... Il mio nome è Nessuno, i miei anni non hanno importanza e il luogo dove vivo è fatto soltanto di argilla mista a sudore, lacrime e sorrisi. Questo diventerà il luogo dove una delle mie foglie si è voluta fermare per un pò.... per poi ripartire ancora verso altri posti con il primo vento che soffia dal nord.... e poi verso altri posti ancora.... e poi ancora....

Ricordi di Melmoth | gennaio 31, 2006 09:21 | commenti (5) | Categorie: nessuno